04 Lug

Impugnatura della penna e postura del bambino

impugnatura-penna1-300x283Reimpostare l’impugnatura della penna per prevenire problemi quali scoliosi, disfunzioni visive e anche problemi respiratori, dovuti per esempio alla flessione del busto in avanti o a lato mentre si scrive.

Ebbene si, impugnare la penna scorrettamente può causare danni per la salute e, se si pensa che quasi certamente questo atteggiamento di scrittura si acquisisce già da bambini con i primi scarabocchi, è agevole pensare che più alte sono le possibilità di avere problemi col tempo. L’impugnatura scorretta dovrebbe essere sempre trattata e risolta non solo quando questa dà origine ad una vera e propria disgrafia, ma anche quando questo disturbo non si manifesta.

Una cattiva impugnatura, infatti, si traduce inevitabilmente in una tensione muscolare a livello della mano e del polso, ma anche del braccio, della spalla, del collo, e questo accumulo di tensioni penalizza la fluidità del gesto grafico, rendendo più faticoso l’atto dello scrivere.

Dal punto di vista osteopatico, ci preme sottolineare infatti che un’impugnatura scorretta che copre la alla vista ciò che scriviamo, costringe lo scrivente a inclinarsi sulla sinistra o sulla destra se mancino, determinando una postura che impedisce al diaframma di muoversi secondo la sua fisiologia, con conseguenti adattamenti respiratori e un accentuarsi degli atteggiamenti scoliotici.

L’impugnatura scorretta della penna incide negativamente anche sulla vista. Un’inclinazione superiore a 20° rispetto alla perpendicolare ideale rischia di provocare una riduzione d’illuminazione maggiore del 12 per cento sull’occhio opposto alla mano di scrittura. Molto comune è scrivere ponendo le dita troppo in basso sulla penna, coprendo la punta. Questo modo di scrivere tende inevitabilmente a nascondere il testo sul foglio, obbligando una rotazione del quaderno a 90 gradi per riuscire a vedere.

Dopotutto è l’Associazione Europea Disgrafie a dichiarare nel documento Suggerimenti per una corretta Impugnatura, che non sempre questi “disturbi” di scrittura scompaiono durante ilciclo di studi nella scuola secondaria di secondo grado e, successivamente, all’università tanto che, si legge nel testo, “molti sono i docenti universitari che lamentano brutte calligrafie nei propristudenti e cestinano gli elaborati perché impossibilitati a decifrarne il contenuto”.

Il progetto PEAV (Proteggi Educa Allena la tua Vista), nato nel 1999 e promosso da ottici optometristi, ha evidenziato dall’esperienza dei laboratori alle medie, l’aumento di tendenze adattive visive-posturali scorrette che vanno a svantaggio di una corretta visione binoculare e di un veloce ed efficiente apprendimento: circa il 90 per cento dei ragazzi testati ha evidenziato prese scorrette della penna; solo il 9 per cento scriveva con un’impugnatura corretta, quasi il 60 per cento con l’impugnatura pollice in avanti.

La prensione corretta della penna, cosiddetta “a pinza”: la mano è piegata in semi-pronazione, la presa dello strumento è “a pinza”, tra pollice ed indice, mentre la prima falange del dito medio funge da appoggio per garantire un assetto regolare.
Anulare e mignolo, semipiegati, assicurano il contatto della mano con il foglio. Lo strumento grafico va impugnato a circa due dita dalla punta. La sedia ed il tavolo devono essere adatti alle dimensioni del bambino ed i piedi devono poter poggiare a terra. Circa due terzi dell’avambraccio devono poter poggiare sul tavolo.